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Le "Attualità" della Mailing List
Pubblicata 11 novembre 2001


le radici della violenza 1

ALIEN
l'insostenibile solitudine dell'umano

Alessandro CECI
ventunosettembreduemilauno

Le strade  della nostra società opulenta, i vicoli,  gli  angoli nascosti della modernità e della ricchezza, sono frequentati da "uomini la cui vocazione è il paradosso"1,cittadini di altre città, uomini e donne che quotidianamente "scommettono la propria vita sullo spartiacque dell'emarginazione"2.

Imprigionarli in una categoria è difficile, ormai impossibile.
Sono tanti, dispersi ed insospettabili.
Talvolta si riconoscono per stereotipi, talvolta non si riconoscono, si mimetizzano o s'ignorano. Prostitute, barboni, tossici, immigrati, rom, handicappati, ma anche sfrattati, omosessuali, insoddisfatti, precari di lavoro e di affetti, disadattati, occultati dalla comunicazione multimediale, rimossi dalle relazioni fra pari, eterodiretti, cittadini senza cittadinanza, esclusi, estraniati da ogni azione sociali.
Isole ed isolati; sono uomini in preda al silenzio.
E sono una moltitudine, una massa sparsa di solitudini abbandonati nelle lontane galassie della modernità, recintati nei loro mondi distinti, distanti.

Mi riferisco a coloro la cui "nudità e debolezza è simbolo di ogni nudità e debolezza"3.
Cambiano, di stagione in stagione.
S'incontrano in altri luoghi, o non si incontrano; frequentano altri ambienti, o non frequentano; solcano strade inusitate e stazionano in quartieri che non riconoscono. E non si riconoscono. Confusi nei bar, "simili a miliardi altri simili"4,clienti, utenti, pazienti e quasi mai cittadini. Perché non hanno volto, perché hanno ogni volto; spesso non hanno parola, muti come un luogo comune, preda di qualsiasi ovvietà, banali nella vittoria e nella sconfitta.
Ma sono nudi e deboli. E muoiono nudi e deboli,  dispersi nella cosmica solitudine della loro esistenza, soffocati dalla grigia alienazione dell'umano.
Muoiono nudi e soli, assassinati dalla loro stessa debolezza:
"perché dal crocevia
sono crocefissi
i  metropolitani"5.



Come se talvolta bastasse soltanto una parola a farci saltare il fosso. "I passi degli alienati - Scriveva Majakovsij - incrociano i calcagni di dure frasi"6. 
Dove sono, dove siamo?
Chi sono, chi siamo?
Come vivono, come viviamo?
Come parlano, se parlano, quando parlano?
Come mangiano, se mangiano?

L'alienazione è diventata la non appartenenza, l'esclusione da qualsivoglia azione, l'impossibilità di ogni autodeterminazione.
Perciò non c'è più differenza e non c'è più categoria.
L'alienazione è un carattere di ognuno di noi, in questa società gonfia di messaggi e suoni, e rumori, l'alienazione è l'improvviso silenzio, il tacito dissenso, l'improvvida estraniazione.

Si sa di un uomo, morto barbone, forse a quarant'anni, su una panchina romana, bruciato dal freddo e dalla notte di piazza delle Cinque Giornate7. Se ne ignora l'identità. Era soltanto di passaggio e dunque non sapeva del rifugio sotterraneo proprio allora inaugurato. Perché proprio quel giorno, il comune di Roma, aveva aperto le porte del nuovo metrò del Flaminio. D'altronde è così: ogni volta che apre un'altra stazione della metropolitana, per i senza fissa dimora si apre un'altra camerata. Per strada invece, di notte, il freddo ne ammazza qualcuno. Il freddo è una lama invisibile che trasforma la vita di solitari viaggiatori notturni in una " poltiglia scivolosa" di foglie secche.
C'è qualcuno, nel mondo, che teme persino il ristoro. La violenza delle cose attorno a noi denuncia ogni giorno la fragilità della condizione umana. Il semplice abbassamento di temperatura, che infastidisce il cittadino medio, uccide il barbone. Poco più che adolescente, un giovane atleta del mio paese, si è impiccato per una titubanza della madre; perché in un momento di distrazione la povera donna aveva tergiversato un attimo prima di accordargli il permesso ad una gara. Qualche grado centigrado in meno, che in un breve periodo dell'anno ci costringe ad abiti più pesanti, brucia chi vive per strada.

Ce ne è un altro, invece, che a 54 anni, "ha sgozzato la moglie e l'amante di lei e si è costituito ai carabinieri"8. Non ha subìto violenza, l'ha prodotta.
E' meno alienato?
È meno solo?
L'alienazione è una sconnessione.
L'alienazione è il vuoto sociale; è la rottura delle reti relazionali che c'imbrigliano e ci sorreggono nella nostra quotidiana esistenza.

L'Alfa Romeo 164 arrivò pian piano, delicata e calma, felpata. Affrontò il terriccio dello spiazzale con discrezione. Giunse con il morbido passo di un gatto metallico.   Le ruote poggiavano sul fondo senza calpestare, procedevano pian piano, pesanti, seguendo i fari e comprimendo la ghiaia.
L'auto planò.
L'Alfa conquistò lentamente il terreno, proseguì sicura e minacciosa il suo percorso, in silenzio,  fino quasi a pareggiare il fianco della Panda. In quello sterrato di periferia, dove abitualmente si incontrano gli amanti, più tardi i carabinieri avrebbero trovato i loro corpi - Anna Campanelli e  Pasquale Cipolla - maciullati da profonde ferite di coltello.
Anna era una donna esuberante, una di quelle donne che lottano disperatamente contro i giorni e che nascondono gli anni. Bionda e appariscente, Anna incontrava ormai con una certa frequenza il suo amore ed anche la sua rivalsa contro l'esistenza, la sua vendetta contro la provincia, il marito e la morte: Anna incontrava il suo amante.
Anna aspettava, normalmente di sera, quest'uomo, Pasquale Cipolla, 43 anni, di Latina, in quello spiazzale suburbano, in periferia, nella sua utilitaria parcheggiata di lato oppure in un Bar poco distante.

Di rado, quando volentieri rinunciavano ai corpi  per il cibo, entravano da "MaBBBrio il Marchigiano", un ristorante affacciato sullo sterrato, incastrato tra un parcheggio e alcune palazzine a due piani, in via Massa di San Giuliano, a Castelverde, nei pressi di Lunghezza. Alle 8 e mezzo di sera, quel mercoledì con cui esordiva febbraio, Anna parcheggiò come al solito la sua Panda bianca di lato. E come al solito quella frenata scomposta alzò un fumo di polvere contro l'invadenza e l'abbandono. Anna spense i fari e, nel tacito buio di una sera, come succede ad ognuno di noi, si rivide nella vita. La vita è così, quella che abbiamo avuto e quella che avremo, è così: improvvisa. Talvolta ce la troviamo di fronte, in scena, che scorre con continuità in una frequenza, oppure che assorbe il nostro silenzio in flash di immagini, in attimi in cui c'eravamo e che hanno cambiato la nostra presenza nel mondo. ...quando nacquero i figli, il maschio prima, ormai 25 anni fa, e la femmina, soltanto un anno dopo, a compl
L'Alfa Romeo 164 arrivò pian piano, delicata e calma.
Affrontò il terriccio dello spiazzale con discrezione. Giunse con il morbido passo di un gatto metallico. Felpato. Le ruote pesanti calpestarono la ghiaia, seguendo i fari.
L'Alfa conquistò lentamente il percorso,  fino quasi a pareggiare il fianco della Panda.  Gli amanti  si videro. Si sorrisero. Si accolsero. Anna scese in fretta a salutare il suo uomo.
Nel frattempo il marito... perché quella sera purtroppo c'era anche il marito... nel frattempo il marito fremeva, allucinato da un raptus di ansia e di angoscia. E non si dava pace, da quando Lei lo aveva lasciato, Lui, Giuseppe Maugliani, 54 anni, piastrellista, non riusciva a darsi pace. Si portava dentro una rabbia, un'ira, una violenza ancestrale,   che non sapeva controllare. Se la portava con sé, da sempre ovunque andasse; e per un nonnulla s'inalberava. Anche questo probabilmente fu causa di separazione. E lui non riusciva a farsene una ragione.
Perché mai, e con quale diritto...
Deriso, insultato, umiliato e solo, quella sera fredda di febbraio, il piastrellista Giuseppe Maugliani, allucinato e con un coltello in tasca, girovagava per i luoghi degli amanti a cercare la vendetta, a distribuire la punizione e la morte. Entrò ed uscì dai locali, aprì e chiuse le porte del ristorante, "da Mario il Marchigiano", calpestò marciapiedi asfalto e ghiaia, finché non finì nel terriccio polveroso della periferia, di quella periferia
suburbana, finché non vide l'auto e, nell'Alfa Romeo 164,  gli amanti baciarsi, finché nel frastuono di voci e lamiere non scoccò i colpi che lo calmarono. Nel freddo silenzio della morte, tra i corpi gonfi, i muscoli tesi, il sangue e la notte, il piastrellista respirò contro il suo stesso delitto, contro quella maledetta distanza che, senza volerlo e senza accorgersene, negli anni lo aveva distinto. Lontano ormai dal bene e dal male, lontano dalla colpa e dal peccato, lontano dal resto del mondo e lontano da qualsiasi ragione, se ne andò, tranquillo, finalmente tranquillo, verso la prima stazione dei carabinieri. 

Non ha subìto violenza, l'ha generata; ma non era meno solo di noi, non era meno escluso.

______________________________
1 Carena Domenico,  HANNO  PER  TETTO  LE  STELLE, Edizioni Paoline, Torino 1991.
2 cit. n.1.
3 Barth Karl,  introduzione a  EPISTOLA AI ROMANI DI PAOLO,, G.Miegge, Milano 1962..
4 Reyes  Alina, lucie nella foresta,   Guanda,  Parma  1990.
5 Majakovskij  Vladimir,  POESIE,  Nuova  Accademia, Milano   1960,
6 Majakovskij  V. ,  cit.  n.4.
7  Corriere della Sera,  venerdì 6 gennaio 1995,  E IL CAMPIDOGLIO APRE ANCHE IL METRO' DI PIAZZA VITTORIO,  Corriere Roma, pag.
8 Il Messaggero, giovedì 2 febbraio 1995, TAGLIA LA GOLA ALLA MOGLIE E ALL'AMANTE, pag.24.

 

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