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- Le monografie della Mailing List
- Pubblicata 11 gennaio 2002
monografia reperita su:
http://www.dirittosuweb.it
I cookies e la privacy
di Stefano Ricci
Il web si basa su di un sistema tanto semplice quanto efficace: ogni materiale che
transita sulla Rete delle Reti utilizza un protocollo standard, l'HTML, sicché, quando
cerchiamo di accedere ad un determinato sito, il nostro browser invia una richiesta di
informazioni al computer corrispondente al suddetto sito (web server).
Il web server, rispondendo alla richiesta, invia a sua volta la pagina selezionata facendo
uso del protocollo di cui si diceva, pagina che non è altro se non una serie di
informazioni digitali che vengono raggruppate in pacchetti e riconfigurate solo alla fine
del percorso telematico sul video dell'utente.
In questo scambio di comunicazioni tra terminali distanti si possono inserire dei cookies
(termine che vuol dire biscotti in inglese), cioè stringhe di informazioni, di formato
estremamente ridotto (per lo più poche centinaia di caratteri), generati da un web server
e immagazzinati sul computer dell'utente.
I cookies possono contenere una grande varietà di informazioni e sono recuperabili dal
website che li genera perché a ciascun cookie viene assegnato un numero di
identificazione univoco.
In questo modo, ad ogni futuro accesso, il web server riconosce il visitatore e può
utilizzare le informazioni che precedentemente ha collezionato.
Il tutto, ovviamente, senza il consenso dell'utente e, il più delle volte, senza che
questo sia a conoscenza del meccanismo sopra descritto.
LA LORO FUNZIONE ORIGINARIA
Originariamente i cookies vennero concepiti ad esclusivo beneficio dell'utente,
essenzialmente per fornire dei servizi personalizzati, in quanto il web server conosceva i
precedenti accessi del navigatore e sapeva che cosa aveva fatto e di che cosa poteva aver
bisogno, facendogli guadagnare tempo prezioso.
Così motori di ricerca come Infoseek ottenevano risultati maggiormente pertinenti, negozi
virtuali in cui si era già effettuato un acquisto non dovevano chiedere nuovamente gli
estremi della carta di credito, siti in cui era necessaria la registrazione non chiedevano
di volta in vola la password o il codice di identificazione, i web designer potevano
sapere quali erano le pagine preferite dai visitatori e ancora tanti altri possibili
esempi di questo tipo.
IL CASO DOUBLECLICK E INFOSEEK
Con la enorme attenzione che Internet cominciò a suscitare, e la crescita esponenziale
dei fruitori della rete, probabilmente era inevitabile che i cookies sarebbero stati
utilizzati rapidamente per scopi pubblicitari.
Siccome i cookies possono essere adeguati in modo tale da raccogliere preziose
informazioni sulle abitudini di un utente, e conseguentemente sui suoi interessi e le sue
esigenze, i cookies vennero immediatamente individuati come formidabili strumenti per
concepire messaggi pubblicitari mirati, quanto ai prodotti, in relazione ai profili che
emergevano dalla collezione di informazioni che il web server aveva a disposizione nel
momento in cui un determinato utente visitava un sito che generava cookies.
Si possono citare alcuni esempi.
Tra questi la DoubleClick Incorporation, che cominciò ad utilizzare massicciamente i
cookies per selezionare i profili degli utenti più adatti alle strategie commerciali dei
suoi clienti.
Oppure Infoseek, che faceva comparire messaggi pubblicitari mirati quando il web server
riconosceva un determinato utente che aveva effettuato ricerche di un certo tipo.
LEGISLAZIONE
Il web introduce senza dubbio forti elementi di novità nelle tecniche commerciali e
promozionali, e l'idea dei cookies è effettivamente ricca di aspetti positivi, quali ad
esempio l'evitare che un soggetto sia sottoposto ad un bombardamento di messaggi
pubblicitari per prodotti che non sono di suo interesse; in una parola i cookies
garantiscono una vera personalizzazione dei servizi e delle offerte che si possono
incontrare sul web.
Ma a fronte di tutto ciò non si può disconoscere che Internet è sottoposta a
determinate regole che tentano di evitare possibili abusi, tanto più pericolosi data la
capacità invasiva del mezzo di telecomunicazione in oggetto.
L'uso di dati personali, quali sono la maggior parti di quelli contenuti nel cookie, è
disciplinato in modo restrittivo dalla disciplina in materia di privacy che non può non
trovare applicazione nel settore di cui ci stiamo occupando.
Chi continua ad utilizzarli si espone al rischio di subire azioni volte al risarcimento
del danno, se non sanzioni di natura penale.
Ma proprio per gli indubbi vantaggi di cui si veniva discorrendo sopra, negli Stati Uniti
si cerca di formulare una disciplina specifica per i cookies: infatti gli inserzionisti
pubblicitari, soggetti che non devono essere allontanati dal mondo di Internet, sono molto
preoccupati dalle restrizioni in questo campo.
Il problema fondamentale resta il fatto che l'utente non è informato di questo
meccanismo, che potenzialmente un numero notevole di informazioni può essere carpito dal
web server senza consenso, che queste informazioni possono essere cedute a terzi, che
anche avvertendo delle operazioni compiute dal web server non c'è garanzia che non
vengano effettuate altre operazioni criptiche e illegali, che molto spesso i cookies sono
immagazzinati da soggetti terzi che si servono dei web server in modo strumentale e
capzioso.
Per non parlare della maggiore preoccupazione, cioè che tramite i cookies si possa essere
spiati riguardo ad argomenti strettamente riservati (opinioni politiche, convinzioni
religiose, abitudini sessuali) e possano essere prelevate informazioni confidenziali
nostre o dei soggetti per conto dei quali noi lavoriamo.
Come si può constatare i possibili abusi sono di notevole gravità e la necessità di
tutelare la privacy e la sicurezza di ciascuno non lasciano adito a dubbi circa la
possibilità di ritenere tale pratica inammissibile.
Alcune proposte legislative americane vorrebbero conservare l'impianto su cui si basa il
sistema dei cookies, sebbene a stringenti condizioni quanto alla pubblicità delle
operazioni e al contenuto delle informazioni prelevabili.
Eppure i possibili scenari sono inquietanti e meritano una attenta e oggettiva
considerazione degli interessi in gioco: la nostra storia di ricerche, attività su web,
partecipazione alle varie comunità virtuali potrebbe essere contrassegnata da un numero
di serie e utilizzata per stilare un profilo personale, e questo configura ovviamente un
illecito nel momento in cui tale profilo potrebbe essere usato per scopi quale
un'assunzione, oppure per essere rivenduto a società commerciali.
D'altro canto, nel caso in cui le informazioni restassero nella sfera del soggetto che le
ha acquisite, e fossero informazioni non coperte dalla tutela di cui trattiamo, si
potrebbe astrattamente configurare un uso dei cookies pienamente legittimo.
Ma i rischi sono notevoli.
Di certo dei cookies si fa largo uso, e se ne parla ancora troppo poco, sebbene sia
possibile rifiutarli o comprare software specifico per la loro gestione.
Può darsi che i cookies diverranno una parte standard del panorama di Internet.
Quello che è sin troppo evidente è che si è fatto troppo poco per istruire gli utenti
del web sulla natura e i fini dei cookies, sul loro utilizzo lecito ed illecito, sulle
possibili alternative a questo sistema.
La strada di ottenere un vero consenso informato resta ancora, probabilmente, la migliore,
almeno allo stato attuale delle conoscenze e di fronte alla difficoltà di intervenire
concretamente per escludere i cookies.
Autore : Stefano Ricci

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